domenica 25 maggio 2014

FOTOGRAFIA

... I ritratti erano quelli di morti non piú amati, le fotografie quelle di amici che in vita avevano inferto ferite e che per ciò soltanto non erano dimenticati …

… le lunghe ore passate in saporosa degustazione di odio dinanzi al ritratto del padre, l'aver nascosto qualsiasi fotografia di Tancredi per non esser costretta a odiare anche lui …
(da "il gattopardo", capitolo ottavo)


 Le due citazioni si riferiscono ovviamente alla fotografia tradizionale realizzata in banco e nero; Il termine esprime il concetto di “disegnare con la luce”, in quanto deriva da due parole di origine greca: phôs che significa “luce” e graphis che significa “grafia” o “scrittura”. In effetti si tratta di una definizione appropriata in quanto, ogni volta che si scatta una foto, non si fa altro che permettere alla luce proveniente dal soggetto di disegnare la sua immagine sul supporto sensibile (pellicola o sensore digitale che sia).

Vecchia stampa riproducente il fenomeno della camera oscura


La fotografia prende i primi passi da un fenomeno scoperto nell’antichità: la camera oscura; dalle testimonianze disponibili sembra che (nel IV secolo a. C.), sia stato Aristotele il primo a descrivere il fenomeno oltretutto riproducibile con estrema facilità: basta oscurare l’unica finestra di una stanza con uno spesso cartoncino nero nel quale sia stato praticato un piccolo forellino. Sulla parete opposta della stanza oscurata apparirà, capovolto, il panorama che si vede dalla finestra medesima. Più il foro è piccolo, maggiore è la nitidezza dell’immagine proiettata sulla parete.



Veduta della Basilica dei santi Giovanni e Paolo, a Venezia ottenuta dal Canaletto accostando quattro fogli disegnati con l'aiuto di una camera oscura


Il passo successivo fu quello d’inserire una lente al posto del forellino aumentando sensibilmente sia la nitidezza che la luminosità dell’immagine. La messa a fuoco si ottiene variando la distanza tra la lente e lo schermo di visione.

Camera oscura portatile inventata da Robert Hooke


Rimaneva però il problema più grande: quello di “salvare” mediante un procedimento tecnologico l’immagine ottenuta. Occorreva cioè un materiale che fosse sensibile alla luce in modo da registrare l’immagine proiettata della camera oscura. La soluzione fu trovata, nel 1822, da Joseph Nicèphore Niépce, il quale riuscì per la prima volta, a registrare un’immagine usando del Bitume di Giudea, sostanza che sbianca alla luce.

 Macchina fotografica antica


Ben presto però si capì che alcuni composti chimici dell’argento erano molto più funzionali allo scopo (a quanto pare il britannico Thomas Wedgwood aveva già prodotto delle immagini fotografiche una ventina d’anni prima di Niépce, utilizzando il nitrato d’argento, anche se pare che non sia riuscito a risolvere il problema del fissaggio, e che quindi le sue immagini si annerissero se esposte alla luce).


Apparecchio per “dagherrotipi” realizzato da Enrico Federico Jest con ottica Lerebours, Paris, 1840 ca., (Lugano, Collezione Antonetto)


Jacques Louis Daguerre diede il nome alla prima macchina fotografica, il "Dagherrotipio; Il suo procedimento permette di ottenere un’immagine unica su una lastra di metallo argentato e richiede esposizioni di almeno mezz’ora in pieno sole, ma le immagini ottenute sono notevoli e perfettamente dettagliate, anche se delicatissime e facilmente deteriorabili

Macchina fotografica di costruzione Russa costruita tra 1890 e il 1910

Era il 1839 ed era nata la fotografia, e con lei una nuova era dominata dall’immagine. Lo strumento per disegnare con la luce, la fotocamera, non era altro che una camera oscura portatile con uno strato fotosensibile per registrare le immagini.

 
Una delle innumerevoli versioni di Sanderson, la “Regular Model” databile al 1910 circa. Fu espressamente costruita per riprendere fotografie di architettura


Per approfondimento:

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